Revenge Porn: cos’è e come combatterlo

Revenge porn

Ai giorni nostri purtroppo si parla sempre di più di revenge porn, parola diventata purtroppo di uso comune per il moltiplicarsi di episodi di “vendetta porno” ai danni di tantissime vittime, soprattutto donne e in alcuni casi anche uomini, che si sono ritrovate violate nella loro sfera intima e hanno visto la propria immagine diffondersi in maniera “virale” senza averlo mai concesso o, addirittura, dopo essere state immortalate a loro insaputa.

Ormai ci sono tantissimi casi, solo per citarne due, ricordiamo questi due fatti di cronaca: la maestra d’asilo licenziata dopo che l’ex fidanzato aveva diffuso un suo video e l’hackeraggio del cellulare con furto di video intimi dell’ex gieffina Guendalina Tavassi.

Cosa significa revenge porn e in cosa consiste?

L’espressione in lingua inglese revenge porn letteralmente significa «vendetta porno»: indica la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite internet senza il consenso dei protagonisti degli stessi. Immagini e video intimi che possono essere stati girati con o senza il consenso della vittima. Nella maggior parte dei casi la vittima non ne è a conoscenza e da un istante all’altro si vede diffondere la propria foto su internet. La diffusione di solito avviene con l’obiettivo di umiliare la persona coinvolta per ritorsione o per vendetta.

La cronaca ha dimostrato come a perpetrare il ricatto sessuale siano soprattutto persone legate alla vittima da un rapporto sentimentale (coniugi, compagni/e, fidanzati/e), che agiscono in seguito alla fine di una relazione per “punire”, umiliare o provare a controllare gli ex facendo uso delle immagini o dei video in loro possesso.

Può trattarsi, ad esempio, di selfie scattati dalla stessa vittima e inviati all’ex partner, oppure di video e fotografie scattate in intimità con l’idea che dovessero rimanere nella sfera privata oppure, addirittura, di scatti e riprese avvenuti di nascosto, senza che una delle parti ne fosse consapevole.

La condivisione di tali immagini, che può avvenire in rete, ma anche attraverso e-mail e cellulari, conduce a un risultato aberrante per le vittime: umiliazione, lesione della propria immagine e della propria dignità, condizionamenti nei rapporti sociali e nella ricerca di un impiego.

La vittima subisce un forte shock emotivo che condiziona la sua quotidianità, tende a isolarsi, a non avere relazioni con gli altri, si vergogna, si sente in colpa per la violenza subita, si sente sbagliata pur non avendo fatto niente di male e, se non viene aiutata da professionisti, rischia addirittura di avere comportamenti autolesionistici.

Da quale legge è disciplinato

In Italia, la legge contro il revenge porn è entrata in vigore il 9 agosto 2019, con il nome di «Codice Rosso». La legge prevede l’introduzione di una corsia veloce e preferenziale per le denunce e le indagini per i casi di violenza contro le donne o i minori; allunga i tempi per sporgere denuncia (da 6 a 12 mesi); inasprisce le pene per maltrattamenti contro familiari e conviventi, stalking, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo.

Infine, introduce alcuni reati: sfregio del volto, costrizione o induzione al matrimonio, violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. E diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate , cioè revenge porn.

Cosa fare quando si è vittima di revenge porn?

La Magistratura, le Forze dell’Ordine, possono fare qualcosa solamente a seguito della denuncia da parte della vittima. Non è facile che la persona coinvolta faccia questo passo, ma è fondamentale. Una volta fatta la denuncia, alla vittima dovranno essere indicate tutte le strutture sanitarie presenti sul territorio, le Case Famiglia, i Centri Antiviolenza e i servizi di assistenza alle vittime di reato, dove trovare cura e supporto.

Una volta fatta la denuncia gli inquirenti potrebbero già adottare delle misure restrittive nei confronti dell’indagato per revenge porn, da quelle più restrittive (come la custodia cautelare in carcere) a quelle meno pesanti (come l’allontanamento dalla casa familiare).

Qualora ciò accada, la vittima dovrà essere immediatamente informata di ogni modifica revoca delle anzidette misure, oppure verrà avvisata nel caso in cui risulti che il soggetto responsabile non le stia rispettando, al fine di prevenire possibili ritorsioni.

Nel caso sia pendente una causa di separazionedivorzio o inerente all’esercizio della responsabilità genitoriale, ogni provvedimento di natura penale emesso nei confronti dell’autore di un fatto di revenge porn dovrà essere trasmesso senza ritardo anche al Giudice Civile, affinché possa tenerne conto nel valutare le sue condotte come coniuge o genitore.

Cosa si rischia per revenge porn?

Chi si macchia del reato di revenge porn va incontro a rischi e sanzioni precisi. In particolare:

  • Carcere: chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni.
  • Multa: chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito (oltre che con la reclusione) con una multa da 5mila a 15 mila euro.

La pena aumenta se:

  • l’autore del reato è un partner o un ex partner, oppure diffonde questi contenuti su strumenti informatici
  • Se la vittima si trova in condizione di inferiorità fisica o psichica oppure una donna incinta.

Quante sono le vittime di revenge porn?

Secondo una ricerca di Amnesty International che ha coinvolto 4000 donne di otto Paesi diversi, 911 di queste hanno subito molestie o minacce online. Per quanto riguarda l’Italia, una donne su cinque ha riferito di aver subito minacce di aggressione fisica o sessuale. Nel 59% dei casi molestie o minacce online arrivavano da perfetti sconosciuti.

Risulta intuitivo dedurre il risvolto psicologico di tale fenomeno sulle vittime, spesso devastante.  Secondo una ricerca svolta da Cyber Civil Right Initiative, il 93% delle vittime ha dichiarato di avere vissuto un forte stress a livello emotivo e psicologico, l’82% ha sofferto danni in termini sociali e occupazionali, il 34% ha assistito alla compromissione delle proprie relazioni familiari, il 38% di quelle amicali e il 13% di quelle sentimentali.

Il 49% ha dichiarato di aver subito molestie online da utenti che avevano avuto accesso al loro materiale privato. Così, il 59% delle vittime ha visto condiviso il proprio nome completo, il 16% il proprio indirizzo e il 20% il proprio numero di cellulare.

Alcuni casi di revenge porn

La storia di Giovanna, vittima di revenge porn

Il nome usato nel racconto di questa storia è di fantasia.

G. conosce su internet , all’incirca 2 anni fa, S. ed inizia con lui un rapporto di amicizia che poi diventa di tipo sentimentale. Lui vive all’estero ma viene a trovarla in Italia dove trascorre delle vacanze e poi il rapporto prosegue a distanza per altri mesi, poi si incontrano nuovamente e lei percepisce in lui un atteggiamento oppressivo e geloso (controllava le sue attività sui social , su whatsapp e su giochi online, cercando il mio nickname…), per cui decide di lasciarlo.

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La storia di Dalia Aly

“Avevo 15 anni e vivevo a Cosenza, la città in cui sono nata. Un giorno mi ha contattata un ragazzo su Instagram: aveva 18 anni e mi sembrava il principe azzurro, romantico, dolce e affettuoso. Io mi fidavo. Nel nostro unico rapporto sessuale ci siamo filmati, di sua iniziativa, con il suo cellulare. Lui poi ha inviato il video in un gruppo ristretto di suoi amici, senza che io lo sapessi. Nel mio caso quindi non è stata una ‘vendetta’ per esserci lasciati. Tra l’altro, lui dopo è proprio sparito. E mi sono resa conto della sua cattiveria e della premeditazione”.

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La storia di Diana Di Meo

Il caso di Diana Di Meo è balzato in testa alle cronache con la sua denuncia pubblica contro il revenge porn. Attraverso un video diffuso sul suo Instagram, ha spiegato cosa le è successo quando alcuni contenuti privati sono finiti in giro tra le chat di WhatsApp e in alcuni gruppi Telegram senza che lei ne fosse a conoscenza né avesse dato consenso.

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